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foto Giovanni Doro è diplomato in Composizione, Composizione polifonica e Musica corale, Direzione di Coro; nel 2004 si è diplomato con il massimo dei voti in Prepolifonia.

Svolge regolare attività didattica ed è stato nominato docente per il "Corso di formazione all'editoria musicale" presso il Conservatorio di Vicenza.

È apprezzato autore di composizioni vocali e strumentali, alcune delle quali eseguite pubbblicamente presso i teatri comunali di Treviso e Verona; nel 2001 la casa editrice Ut Orpheus ha pubbblicato la sua composizione "17 pezzi facili" per due chitarre.

Ha collaborato per diversi anni con la rivista musicologica Recercare; nel 2002 la rivista "Spectrum", organo ufficiale della Società Italiana di Analisi Musicale (Curci editore, Milano) ha pubblicato il suo articolo "Il contrappunto mensurale";(1) un suo saggio analitico dal titolo "Canoni enigmatici" è stato inoltre incluso nel volume curato da Massimo Privitera "Achille Falcone - Madrigali, mottetti e recercari" (Musiche Rinascimentali Siciliane, Leo S. Olschki Editore, Firenze, 2000).

Ha fatto parte della "Schola gregoriana" di Venezia diretta da Lanfranco Menga con la quale ha vinto nel 2001 il Primo premio alla Rassegna Internazionale "Guido d'Arezzo" per la categoria Canto monodico.

(1) L'articolo affronta una serie di problematiche connesse alla composizione contrappuntistica, con particolare riferimento ai cosiddetti "canoni mensurali". Attraverso una analisi rigorosa delle condizioni logico-matematiche che generano questi artifici, si spiega come applicare alcune strategie compositive in grado di definire, già durante la programmazione, gli esiti armonici del successivo sviluppo contrappuntistico. Tali considerazioni generali vengono successivamente estese a due specifiche composizioni, un canone mensurale a tre voci di Josquin Des Prez e uno a quattro voci di Pierre De La Rue, entrambi tratti dalle rispettive messe L'homme arme basate sull'omonimo cantus firmus. L'autore giunge alla conclusione che la comprensione dei significati estetico-musicali di gran parte della polifonia rinascimentale risulta incompleta a causa di una inadeguata conoscenza dei procedimenti compositivi utilizzati, e probabilmente condivisi, dagli autori dell'epoca.